Ethereum è centralizzato? Endgame, il post di Buterin

Ethereum è centralizzato? Endgame, il post di Buterin

Ethereum è centralizzato? E soprattutto: sarà sempre peggio, con l’arrivo di Ethereum 2.0 e la Proof-of-Stake? La centralizzazione è da sempre vista come fumo negli occhi da parte dei puristi blockchain, che preferiscono infrastrutture più lente e legnose ma decentralizzate. In fondo, perché passare alla blockchain per abbandonare gli intermediari finanziari, se questo significa solamente passare ad intermediari blockchain?
Vitalik Buterin ha recentemente condiviso un post con la sua risposta alla domanda Ethereum è centralizzato? In breve: la produzione dei blocchi lo sarà, ma non la loro validazione. Vediamo più nel dettaglio.

Ethereum è centralizzato? Oggi ni, domani per forza

Partiamo dall’inizio. Ethereum è una blockchain costruita su Proof-of-Work: esattamente come funziona per Bitcoin, dei miner devono confermare le transazioni. Ci sono dibattiti sulla naturale centralizzazione all’interno della Proof-of-Work (i miner tendono ad essere società di grandi dimensioni, quindi naturalmente centralizzati e centralizzanti), ma rimane ad oggi la soluzione più decentralizzabile conosciuta.

Questo è il vecchio modello della blockchain: un decennio fa, era più che sufficiente per supportare le poche (e soprattutto semplici) transazioni che avvenivano sulla blockchain. Con il tempo, però, questa soluzione è diventata rapidamente obsoleta, e molte blockchain sono nate su Proof-of-Stake. In questa tecnologia, ad approvare le transazioni non sono più dei miner, ma degli staker. Questi individui bloccano una quantità rilevante dei loro token nella blockchain, e sulla base di questi token votano per approvare o meno le transazioni e vengono remunerati.

Ethereum 2.0 è il salto tecnologico di Ethereum da Proof-of-Work a Proof-of-Stake (PoS). La PoS permette di processare numeri di transazioni molto più elevati, di fatto rimuovendo qualunque preoccupazione relativa a questa metrica. Almeno per i volumi attuali; non è impossibile che nel futuro le transazioni diventino tante e tanto complesse che la PoS diventi obsoleta.

Ad ogni modo, una delle critiche fondamentali mosse alla PoS è che tende a centralizzare una blockchain. Della centralizzazione della PoS parlo qui, ed è sicuramente un tema lungo, complesso e interessante. Ma la versione breve è: la PoS è considerata più centralizzante perché i nodi tendono ad essere molto grandi, e a ricevere la delegazione da parte dei moltissimi piccoli investitori. Prendendo Ethereum 2.0, per essere un nodo saranno necessari 32 ETH, più di $100,000 -oltre al server, e alle capacità tecniche. Insomma, una barriera importante.

Quindi: oggi Ethereum è abbastanza decentralizzato, mentre in futuro potrebbe non esserlo.

Ethereum è centralizzato: il caso TheDAO

Un piccolo appunto: Ethereum ha sempre camminato con attenzione tra la decentralizzazione di Bitcoin e la centralizzazione assoluta propria di altri progetti. Ethereum ha un team di sviluppatori molto attivo, e ha in passato compiuto operazioni tipiche di un’organizzazione centralizzata. L’esempio più calzante è quanto successo nel 2016 con TheDAO, un progetto che aveva raccolto tramite un’ICO oltre $100 milioni. $50 milioni in ETH sono stati rubati da un hack, e il team si è trovato a decidere: lasciare i soldi ai ladri, oppure cancellare le transazioni truffaldine e tornare allo status precedente? La scelta è stata di cancellare le transazioni, prendendo quindi un approccio più forte. Una parte della rete non ha condiviso questa scelta, cosa che ha portato alla nascita di ETC (Ethereum Classic).

Endgame: Ethereum sarà centralizzato, però decentralizzato

Il 6 Dicembre 2021, Vitalik Buterin ha condiviso questo post, chiamato Endgame. Come suo solito, la spiegazione è un filo tendente al tecnico. Vediamo cosa dice.

Innanzitutto: una big block chain è secondo lui necessariamente centralizzata. Per la ragione che dicevamo prima: i blocchi sono molto grandi, e questo fa sì che i nodi abbiano delle barriere all’ingresso molto elevate. Questo è particolarmente vero nella Proof-of-Work, ma concettualmente può trovare applicazione anche nella Proof-of-Stake. Le blockchain con elevata capacità di transazioni per secondo, come Binance Smart Chain (BSC), sono gestite da pochissimi nodi. Nel caso di BSC, peraltro, diversi nodi sono scelti dai fondatori direttamente. E’ un dato di fatto che c’è un grande trade-off tra centralizzazione ed efficienza.

L’intero articolo quindi gira intorno alla domanda: come raggiungere un livello sufficiente di decentralizzazione, ma senza perdere in efficienza?

L’idea di Buterin:

  • Costruire una blockchain centrale, che crea i blocchi, senza preoccuparsi della sua centralizzazione. In questo caso, i validatori dovranno fare staking di grandi quantità di ETH.
  • Costruire una serie di meccanismi di controllo attorno alla blockchain centrale, che si preoccupano di verificare la correttezza delle transazioni sulla main chain.

La creazione e validazione di blocchi

La blockchain centrale, quindi, sarebbe lasciata a chi ha i fondi e le capacità per gestire un nodo. I meccanismo di controllo sono viceversa quello su cui si basa la decentralizzazione della blockchain -Vitalik la chiama anti-censorship magic. Cosa sono questi meccanismo di controllo? Fondamentalmente i rollup. Abbiamo parlato di rollup in questo articolo su Ethereum Optimism, e parlato di due delle opzioni più conosciute: Polygon (MATIC) e Loopring. In passato, si pensava che Ethereum 2.0 potesse risolvere il problema di Ethereum senza necessità di ricorrere a strutture esterne. Più di recente, però, in molti hanno iniziato ad affermare che sarà necessario aiuto esterno. Ecco quindi come funzionerebbe Ethereum in questo scenario.

  1. I blocchi vengono generati dai validatori, che hanno a disposizione grandi quantità di ETH.
  2. Ciascun pezzetto della blockchain può essere analizzato da altri, decidendo ad esempio quali transazioni devono essere incorporate.
  3. Le transazioni vengono processate dagli shard, ovvero da una delle molte blockchain parallele di cui Ethereum 2.0 sarà composto.
  4. Gli shard vengono popolati da transazioni processate sui rollup.

In questo contesto, in linea teorica, l’unico danno che i validatori possono fare a Ethereum è andare tutti offline in contemporanea. Non hanno altro modo per danneggiare la rete. (In teoria, è bene ripeterlo: perché stiamo parlando di soluzioni innovative, basate su ragionamenti e ipotesi e non su dati reali. Questa soluzione non esiste ancora).

Conclusione

Ethereum è al momento uno dei progetti considerati con maggior interesse dalla community. Occupa ad oggi una porzione enorme della DeFi, nonostante le sue commissioni elevatissime. Se Ethereum non avesse commissioni così elevate, non avrebbe rivali.

La sua evoluzione e passaggio a Proo-of-Stake (Ethereum 2.0) ha posto alcune domande molto difficili per il team, e quella fondamentale è come garantire elevate transazioni per secondo senza compromettere la decentralizzazione. La risposta è un compromesso salomonico: si accetta che la main chain sia centralizzata, ma si fa l’impossibile per incorporare side chain realmente decentralizzate. E’ questa una forma sufficiente di decentralizzazione? La risposta è soggettiva. Io, personalmente, sono d’accordo con questo compromesso.

Disclaimer: il contenuto dell’articolo è un’opinione, e ha unicamente fini informativi. Non intende fornire consulenzia finanziaria di alcun tipo. Consulta un professionista certificato per ottenere consulenza finanziaria.

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