Bitcoin inquina? Oggi sì, ma domani no. Ecco perché.

Bitcoin inquina? Oggi sì, ma domani no. Ecco perché.

Bitcoin inquina? Questa è sicuramente una domanda difficile, dato che il tema di cryptomonete e ambiente è caldo, e come tutti i temi caldi tende a creare opinioni polarizzate e difficili da cambiare. Ma, a mio parere, è necessario con le cryptomonete prendere una prospettiva di lungo termine.

Per quanto siano arrivate nella nostra vita con questa forza, la loro nascita è molto recente: hanno appena un decennio di vita o poco più, e sono conosciute da ancora meno tempo al grande pubblico. In questo breve periodo, sono arrivati molti attacchi a questo mondo. Alcuni sono ragionevoli; altri sono, a mio parere, senza basi. Ad esempio l’argomento secondo cui Bitcoin aiuterebbe la Russia ad aggirare le sanzioni economiche, che non si regge in piedi da un punto di vista macroeconomico né logico.

Il tema dell’inquinamento e della protezione dell’ambiente è molto caro a questa generazione, e anche a me. Quindi, non cerco di sminuirne l’importanza o la validità in senso ampio; mi limito ad osservare che le critiche alle cryptovalute sono quantomeno esagerato. Bitcoin non inquina, e inquinerà sempre meno.

Bitcoin inquina (oppure no?)

Questo report di Moneysupermarket ci dà alcuni spunti da cui partire. Secondo l’articolo, una transazione effettuata con Bitcoin consuma 1176 kWh di energia elettrica, che calcolano equivalere a $173 (sei mesi di utilizzo di energia per una casa negli Stati Uniti). In totale, Bitcoin consuma praticamente la stessa quantità di energia della Norvegia.

Ora, evidentemente questo rapporto ci porta davanti a una contraddizione logica evidente. Secondo i dati di ycharts, una transazione di Bitcoin costa (in commissioni di rete) circa $1,50, meno di un centesimo di quel valore.

Bitcoin inquina? le commissioni di rete di bitcoin
Fonte: ycharts

Come è possibile che una transazione consumi $173 di elettricità, ma costi solo $1,50? La ragione è che il dato considera il costo dell’elettricità nel Regno Unito. Più specificamente, considera la rete elettrica del Regno Unito, che contiene grandi quantità di gas naturale e anche carbone. Evidentemente, Bitcoin non è generalmente prodotto con combustibili fossili, ma con energie rinnovabili.

L’articolo prova a stimare anche il reale impatto sull’ambiente (cosiddetto footprint) di Bitcoin, ma i dati sono di qualche mese fa, prima del ban da parte della Cina. La Cina utilizza principalmente carbone per produrre energia elettrica. Non è, che io sappia, disponibile sufficiente materiale per stimare adesso il reale impatto ambientale.

Questi numeri, anche assumendo una percentuale importante di energie rinnovabili, sono sicuramente rilevanti. Ma allora Bitcoin inquina?

Bitcoin inquina? L’infrastruttura elettrica

L’inquinamento di qualcosa che funziona ad energia elettrica è funzione della rete elettrica. Punto. Se la rete elettrica fosse unicamente formata da energie rinnovabili o comunque a basso impatto di carbonio, l’impatto di Bitcoin sarebbe nullo.

Facciamo un esempio. L’auto elettrica è considerata da molti come la risposta all’inquinamento. Ma l’auto elettrica ha delle emissioni: quelle per produrre l’elettricità necessaria. E queste variano profondamente da Paese a Paese.

Questo sito mostra una mappa aggiornata delle emissioni di ciascun Paese. In un Paese come la Norvegia, con emissioni estremamente ridotte, un’auto elettrica non impatta l’ambiente. In un Paese come la Polonia, dove si usa principalmente carbone, un’auto elettrica inquina più di un’auto a benzina.

Ma le auto elettriche non erano la risposta all’inquinamento? Lo possono essere: dipende interamente da come viene prodotta l’energia elettrica. E questo vale anche per le cryptomonete.

La tecnologia avanza: Lightning Network eccetera

Una grande fallacia della posizione secondo cui Bitcoin inquina è che si basa su istantanee. Sul presente. Senza considerare quelle che sono le innovazioni alla tecnologia che possono portare (e porteranno) a riduzioni molto importanti del consumo di energia.

Abbiamo ad esempio Lightning Network, l’evoluzione di Bitcoin che ambisce a portare una grande percentuale delle transazioni fuori dalla blockchain. Questo riduce notevolmente il numero di transazioni verificate dalla blockchain, e quindi abbatte il consumo.

Dal lato di Ethereum, essendo gestito in modo più centralizzato, l’evoluzione è ancora più evidente e frequente: Ethereum Consensus Layer (il vecchio 2.0), basandosi su sharding, soluzioni Layer 2 e Proof of Stake, ridurrà l’elettricità richiesta di almeno un ordine di grandezza.

E proprio la Proof of Stake abbatte le commissioni e anche l’energia necessaria. Il consumo energetico di Bitcoin è elevato perché si basa sulla Proof of Work, che è il più vecchio dei meccanismi. Richiede che ciascuna transazione venga verificata effettuando calcoli -operazione, evidentemente, dall’elevato consumo. Viceversa, la Proof of Stake si basa su un meccanismo che nulla ha a che vedere con l’effettuazione di calcoli, e richiede molta, molta meno elettricità.

Praticamente tutte le nuove cryptomonete negli ultimi anni si basano su Proof of Stake, o soluzioni affini (come la Proof of Authority) che hanno un impatto molto basso. È teoricamente possibile che anche Bitcoin vada in quella direzione nel futuro, o che una percentuale sempre più importante di transazioni si sposti su questi network, che sono molto più economici.

L’innovazione, appunto, innova

L’ultimo punto fondamentale è che non possiamo prevedere il futuro; ma alcune innovazioni sono in grado di dirigerlo.

Torniamo all’esempio dell’auto elettrica di sopra. Ci sono due grandi ostacoli a una completa elettrificazione delle auto: l’infrastruttura non è in grado di produrre e distribuire elettricità sufficiente, e non esistono sufficienti materiali (specialmente cobalto e nickel) per la costruzione delle batterie.

Questo non significa che l’auto elettrica non abbia futuro, né che inquini. Forse oggi inquina. Forse oggi crea più grattacapi che vantaggi. Ma aiuta a dirigerci verso soluzioni migliori.

Le batterie al litio contengono tre materiali: litio, cobalto e nickel. Tutti e tre (ma soprattutto il cobalto) sono parecchio rari e costosi. Con la tecnologia corrente, non ne esistono a sufficienza per elettrificare l’intera flotta. (Senza contare che lo smaltimento delle batterie è molto complesso, e che l’estrazione di cobalto avviene in Paesi con situazioni complesse, ed esistono report di lavoro minorile). Queste difficoltà stanno portando persone molto intelligenti a cercare una batteria migliore, ovvero che si possa produrre con quantità minori o senza queste risorse.

Allo stesso tempo, l’insufficienza della rete elettrica (e la sua poca sostenibilità) possono essere superate con investimenti importanti. L’aumento di investimenti porterà sicuramente ossigeno al settore (e ai nostri polmoni), con soluzioni di breve termine come le rinnovabili e soluzioni potenzialmente definitive come la fusione nucleare.

Insomma: Bitcoin inquina oggi, e anche le altre cryptomonete. Ma invece di focalizzarsi sull’oggi, è fondamentale vedere i passi avanti che queste tecnologie stanno facendo, e anche quanto possono migliorare le tecnologie da cui dipendono.

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