Cos’è Bitcoin? La spiegazione completa

Cos’è Bitcoin? La spiegazione completa

Cos’è Bitcoin? Qui ho cercato di raccogliere una guida il più completo possibile, per rispondere realmente alla domanda. Pronti?

La definizione breve, tradotta dal whitepaper di Bitcoin: una versione completamente peer-to-peer di denaro che permetta il trasferimento di denaro da A a B senza la necessità di un intermediario finanziario. Nato nel 2008, oggi Bitcoin è la più conosciuta tra le cryptovalute. Il mondo blockchain è cresciuto esponenzialmente in questi anni, arrivando -forse in un modo che il suo stesso creatore non aveva previsto- ad essere un asset finanziario. Speculazione? Investimento? Rivoluzione tecnologica?

Ecco cos’è Bitcoin a mio parere: cominciamo.

Indice

  1. Cos’è Bitcoin? Una spiegazione semplice
  2. Il Whitepaper di Bitcoin: chi è Satoshi Nakamoto?
  3. Cos’è Bitcoin? La blockchain di Bitcoin.
  4. Cosa vuol dire fare mining di Bitcoin?
  5. Cos’è Bitcoin? Token, inflazione, offerta
  6. Cos’è Bitcoin? Una valuta?
  7. Cos’è Bitcoin? L’utilizzo nella vita reale
  8. Le fork di Bitcoin: BCH, BSV, (…)
  9. Quali sono le alternative a Bitcoin?
  10. Cos’è Bitcoin? Le commissioni di rete
  11. Cos’è Bitcoin Lightning Network? Il futuro di Bitcoin
  12. Quali sono i rischi di Bitcoin? Hack, leggi, inquinamento

1. Cos’è Bitcoin? Una spiegazione semplice

Abbiamo visto la definizione di cos’è Bitcoin: un sistema di pagamento elettronico completamente peer-to-peer. Per capire cosa ciò significhi, pensiamo a come avviene un pagamento tradizionale. Consideriamo ad esempio una semplice transazione: un bonifico bancario.

In un bonifico bancario, una parte A decide di inviare una certa quantità di denaro a un’altra parte B. Se siamo in Europa, ciò avviene tramite il circuito SEPA (Single Euro Payments Area). A accede al suo home banking (o si reca in una filiale), e dà l’ordine. Deve indicare l’importo, il nome del ricevente, il suo IBAN (un identificatore univoco del conto del ricevente). La sua banca verifica la correttezza delle informazioni e la presenza del denaro nel conto dell’ordinante A, e una volta certificate effettua il trasferimento alla banca del ricevente B, che riceve l’accredito sul suo conto. Le due banche sono la terza parte, l’intermediario finanziario.

In un pagamento online, avviene la stessa cosa: quando inseriamo i dati della nostra carta in un form di pagamento, la nostra banca verifica la correttezza delle informazioni. Un intermediario (Stripe, Braintree) permette il trasferimento tramite uno dei circuiti (Visa, Mastercard, AMEX), e la banca del ricevente gli accredita l’importo. È fondamentalmente impossibile per un privato fare a meno di questi intermediari.

La presenza di un intermediario garantisce l’esecuzione dell’operazione. Con alcuni problemi.

  • Commissioni: se un bonifico è ormai spesso gratuito, i pagamenti tramite carta presentano commissioni importanti per il venditore. Ad esempio, una transazione online ha mediamente commissioni del 4%, oltre a un fisso di €0,35 per transazione. Proviamo a immaginare l’impatto di questi costi su una piccola impresa che fattura €100.000
  • Centralizzazione: ci stiamo completamente fidando di un circuito terzo. Se c’è un problema (hack, furto, errore umano, malafede), siamo esposti
  • Oligopolio: il numero di intermediari e di circuiti è molto ridotto. Questo è dovuto sia alla complessità tecnologica di un trasferimento, sia alla massa critica necessaria per rimanere in questo spazio. Perché esistono di fatto solo 3 circuiti principali (Visa, Mastercard e AMEX)? Perché ci sono economie di scala molto importanti, e queste rendono impossibile rimanere nel settore a più di una manciata di players.

Cos’è Bitcoin: oltre le banche

Questi problemi fondamentali portano alla creazione di Bitcoin. L’idea è concettualmente semplice: eliminiamo gli intermediari, creando un sistema di pagamento che ne possa fare a meno.

Qualcuno deve effettuare il lavoro degli intermediari: la verifica della correttezza delle informazioni, e il trasferimento dei fondi. Questo lavoro è completato dai miner. Chiunque può teoricamente essere un miner: sono persone che mettono a disposizione il loro computer per effettuare una serie di operazioni matematiche che verificano il pagamento.

Bitcoin è, grazie a un metodo di verifica chiamato Proof-of-work, Byzantine resistant. Ciò significa che risolve il problema dei generali bizantini, che nella metafora di Bitcoin sono i miner. Vari generali bizantini, che non si fidano degli altri, devono raggiungere un accordo: attaccare oppure ritirarsi. Non è importante quale decisione prendano, ma è fondamentale che raggiungano un accordo: se alcuni attaccano e altri si ritirano ci saranno delle perdite.

Bitcoin risolve questo problema tramite un meccanismo di maggioranza e di incentivi: se un miner si comporta in modo fraudolento che viene identificato dagli altri miner, perde la sua ricompensa.

Questo in termini molto semplici, risponde alla domanda Cos’è Bitcoin?. Ovviamente, è più complesso: ci sono sfide tecnologiche, micro e macroeconomiche e finanziarie importanti. Vediamole.

2. Il Whitepaper di Bitcoin: chi è Satoshi Nakamoto?

Una delle particolarità di Bitcoin, che ne ha sicuramente contribuito ad accrescere il fascino, è il modo in cui è nato. Il 31 Ottobre 2008, infatti, un certo Satoshi Nakamoto ha pubblicato un whitepaper. Fondamentalmente, in 9 pagine viene esposta l’idea originaria per Bitcoin, toccando tanto il lato tecnologico quanto quello economico.

Chi è Satoshi Nakamoto? Questa domanda rimane irrisolta, ed esiste solo speculazione sulla sua vera identità.

Quello che sappiamo: l’idea di Bitcoin nasce come evoluzione di una serie di progetti affini, elaborati da una serie di personaggi appartenenti al movimento cypherpunk. Questo movimento aveva come scopo l’anonimità e si concentrava attorno al tema della crittografia, ovvero alla disciplina che protegge i dati. Nata come esigenza per criptare i messaggi dal nemico in guerra, ovviamente nel mondo di internet si è resa necessaria per evitare che informazioni sensibili (sopra a tutte i numeri delle carte di credito) non potessero essere ottenuti da un attore malevolo, un hacker.

Il movimento cypherpunk è composto da un gruppo di persone con un elevato grado di esperienza in questo settore. Satoshi Nakamoto è quindi una persona (o un gruppo di persone) con grande esperienza nel settore crittografico e tecnologico.

Nel corso degli anni, molte persone hanno dichiarato di essere Satoshi Nakamoto. Tra i più conosciuti è Craig Wraight, che ha dichiarato a più riprese di essere il creatore di Bitcoin, arrivando a denunciare bitcoin.org per la pubblicazione del whitepaper. Craig Wraight è una figura piuttosto odiata nel mondo crypto, e l’unica cosa di cui è certamente il creatore (o quantomento uno dei creatori) è Bitcoin SV, una fork di Bitcoin Cash (a sua volta una fork di Bitcoin) che è tecnologicamente fragile a dir poco.

Dopo la creazione del whitepaper, Satoshi ha provveduto il 9 gennaio 2009 al rilascio della prima versione di Bitcoin, minando il blocco zero con una ricompensa di 50 Bitcoin. E il commento The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks, che cita appunto un titolo del Times che parlava dei problemi delle banche e della necessità dei governi di salvarli. Alcuni hanno visto in questa scelta un intento satirico, un ulteriore attacco a quel sistema finanziario che Satoshi voleva cambiare.

La risposta alla domanda Chi è Satoshi Nakamoto è, a mio parere,destinata a rimanere per sempre avvolta nel mistero. Un visionario? Un folle? Ad ogni modo, e qualunque sia l’idea di qualcuno su Bitcoin e sul mondo crypto in generale, è innegabile il fascino di un whitepaper di poche pagine scritto da un ignoto che nel giro di un decennio ha portato alla nascita di un’industria da migliaia di miliardi di dollari. E, soprattutto, a una visione.

3. Cos’è Bitcoin? La blockchain di Bitcoin.

Uno dei grandi punti di confusione nel mondo crypto è il concetto di blockchain, e la differenza tra blockchain e token. La differenza è però fondamentale: la blockchain (Bitcoin) è la tecnologia, l’architettura dell’intero sistema, che ne permette il funzionamento. Il token (che nel caso di Bitcoin si chiama, sfortunatamente, come la blockchain) è l’unità di valore che viene trasferita. Ma cos’è la blockchain?

La blockchain è una catena di blocchi, ovvero un registro immodificabile di tutte le transazioni avvenute nella storia del network. Le transazioni sono appuntate in ordine cronologico, aggiungendo di volta in volta nuovi blocchi, verificabili da chiunque e in qualunque momento.

Nel già citato whitepaper, l’espressione blockchain non è mai menzionata. Si parla di block (blocco) e si parla di chain (catena). Ma a cosa serve la blockchain di Bitcoin?

Dicevamo prima che ci sono alcuni problemi tecnologici che Bitcoin ha dovuto risolvere. Uno di questi è: come possiamo essere sicuri che, in assenza di una terza parte superpartes e garante, le transazioni sono esposte al rischio di double-spending. Double-spending, o doppia spesa, si riferisce all’evenienza in cui un attore malevolo cerchi di spendere più volte lo stesso token; ovvero, di duplicarlo.

La blockchain serve ad evitare attacchi alla rete

Questo comportamento ovviamente porterebbe alla morte di Bitcoin. Se non è possibile conoscere la validità di un token, chi li accetterebbe mai? Pensiamo come esempio all’utilizzo del contante: io potrei (in teoria) stampare banconote a casa mia, e se questo fosse possibile, nessuno accetterebbe più il contante. Per questo esistono una serie di meccanismi per rendere la falsificazione molto complessa, attraverso l’utilizzo di carte particolari e tecniche di stampa difficili da imitare.

La catena di blocchi è l’equivalente crittografico di queste carte e inchiostri. Ogni transazione effettuata con Bitcoin viene registrata, e ogni tot transazioni viene creato un nuovo blocco. Se un attore malevolo tentasse di falsificare (duplicare) un token, questo creerebbe una seconda catena, scollegata dalla prima. Quindi, per capire quale sia la reale catena, è sufficiente seguirla a ritroso fino ad arrivare al suo inizio: la catena più lunga è quella originale.

La blockchain è alla base della decentralizzazione: è possibile garantire l’autenticità di una transazione senza l’esigenza di una terza parte (un intermediario finanziario), e senza conoscere l’identità anagrafica dei partecipanti.

E qui si gioca la partita nel mondo crypto: sono negli anni nate migliaia di altre blockchain, alternative o complementari a Bitcoin, cercando di ottenere il bilanciamento migliore tra vari elementi: complessità, sicurezza, commissioni di rete, decentralizzazione, flessibilità di utilizzo.

Ad esempio, esistono blockchain che non fanno mistero della loro centralizzazione, e anzi ne approfittano per ottenere commissioni molto ridotte (un esempio è BSC, Binance Smart Chain). Questa è una partita filosofica oltre che tecnologica: se Bitcoin nasce per sconfiggere l’oligopolio degli intermediari finanziari, è accettabile rifiutare a una parte della libertà della blockchain in cambio di altri vantaggi?

4. Cosa vuol dire fare mining di Bitcoin?

Abbiamo visto cos’è Bitcoin e come funziona la sua blockchain. Ci manca ora una parte fondamentale: come vengono confermate le transazioni? Come possiamo fare in modo che i token passino da A a B? Questa operazione è tradizionalmente resa possibile dai circuiti bancari, e/o dagli intermediari. Vogliamo qui ottenerlo in maniera decentralizzata, anonima e -soprattutto- sicura.

La soluzione trovata da Satoshi replica quella di Hashcash, un precedente tentativo di cryptovaluta (ora morto e sepolto) che è citato nel whitepaper di Bitcoin. Il nome della soluzione: Proof of Work. Ma cos’è la Proof of Work (PoW)?

La Proof-of-work è un sistema di verificazione delle transazioni tramite la soluzione di operazioni matematiche.

Nell’idea di Hashcash, la PoW nasce come misura di garanzia: se per effettuare e per confermare le transazioni è necessario affrontare un costo, questo scoraggia comportamenti pericolosi per la rete come attacchi spam.

Nella blockchain di Bitcoin, chiunque può offrirsi per effettuare le operazioni di verifica delle transazioni, o il mining come definito in inglese. L’unica cosa necessaria è una certa potenza di calcolo, ovvero un computer. Alla nascita di Bitcoin, era sufficiente un normalissimo laptop, mentre ora -data la competizione- è impossibile farlo senza avere a disposizione hardware molto potenti, ed energia elettrica molto economica.

Cos’è Bitcoin? Il mining: la ricompensa

E perché qualcuno dovrebbe mettersi a disposizione, acquistando computer estremamente potenti da dedicare all’operazione, e pagando le grandi quantità di energia elettrica necessaria? Ogni blocco creato e aggiunto alla blockchain viene ricompensato con una certa quantità di Bitcoin: 50 BTC all’inizio, che poi va via via dimezzando. Oggi siamo a 6,5 BTC per blocco.

Per quanto sembri una quantità importante di soldi, è importante sottolineare che ad oggi è illogico effettuare mining di Bitcoin, a meno di disporre di grandi quantità di elettricità a costo pressoché nullo. È possibile verificare i numeri del mining su questo sito.

Solo un miner può vincere quella che è a tutti gli effetti una gara per trovare la risposta a un problema matematico; e, ovviamente, tenderanno a vincere i miner che hanno l’hardware migliore. Tramite una serie molto complessa di operazioni matematiche, devono trovare la risposta a un quesito. Se più di un miner arriva a una risposta corretta, verrà scelto quello con più transazioni all’attivo; l’altro miner creerà un blocco orfano, ovvero una diramazione della blockchain che non verrà continuata, e non riceverà alcuna ricompensa.

A tutti gli effetti, l’unica speranza di riuscire a vincere questa competizione per chi non abbia una diga a disposizione è entrare in un pool. Un pool è un gruppo di persone che mettono assieme il loro hashing power, aumentando la possibilità di vincere e spartendosi il premio. I pool sono una realtà del mondo crypto. Come possiamo vedere in questo grafico, i tre più grandi pool mettono assieme quasi la metà del totale dell’hashpower.

La de-facto centralizzazione dell’hashing power è una conseguenza logica del mining. È troppo vantaggioso accorparsi per ridurre l’altrimenti enorme volatilità delle ricompense. Il problema fondamentale è però che i mining pools snaturano Bitcoin: nasce per essere decentralizzato, ma l’unico modo per minarlo è centralizzarsi. Ci sono polemiche attorno a questo tema, proposte di vario tipo per ridurne l’impatto, ma ad oggi non c’è una risposta univoca alla domanda fondamentale: è anche solo possibile avere una blockchain realmente decentralizzata?

5. Cos’è Bitcoin? Token, inflazione, offerta

Ora che abbiamo risposto alla domanda fondamentale cos’è Bitcoin, abbiamo spiegato cos’è la blockchain e come funziona il mining, possiamo andare oltre e parlare del lato economico di questa cryptovaluta.

Abbiamo visto che BTC è il token della blockchain Bitcoin. Vediamo alcune informazioni fondamentali.

TOKEN

Al momento in cui scrivo, 1 BTC vale circa $25.000. Ne esistono circa 19 milioni in circolazione (circulating supply), su un massimo possibile di 21 milioni. La capitalizzazione di mercato ammonta a 400 miliardi di euro, con volumi di transazioni nelle ultime 24 ore pari a 30 miliardi. Numeri davvero rilevanti.

grafico di bitcoin
Fonte: Coinmarketcap

Dal grafico si può facilmente notare la grande variabilità degli ultimi anni, e sembra che in precedenza il grafico fosse piatto. Questo è dovuto alla grande differenza tra i valori dell’inizio del grafico e quelli della fine. Possiamo qui vedere il grafico logaritmico.

grafico logaritmico di bitcoin
Fonte: Coinmarketcap

Il grafico logaritmico mostra le variazioni in modo differente, come possiamo vedere dall’asse verticale: anziché essere lineari, ogni successivo tratto di uguale lunghezza è il raddoppio del valore.

OFFERTA e HALVING

Una delle caratteristiche fondamentali di Bitcoin è che la sua offerta è limitata, e conosciuta nel tempo: ci saranno un massimo di 21 milioni di Bitcoin prodotti nel tempo. La totalità dei Bitcoin è generata tramite mining, e non esiste altro modo per crearli e metterli in circolazione.

Il blocco zero, e i primi blocchi creati su Bitcoin, offrivano una ricompensa di 50 BTC. Questa viene dimezzata ogni 210.000 blocchi, equivalenti circa a 4 anni; siamo ora arrivati a una ricompensa di 6.25 BTC per blocco. Questa velocità di dimezzamento è costante, dal momento che se c’è molto hashpower nel sistema (ovvero molti computer risolvendo operazioni, il che permetterebbe un’accelerazione nel processo) la complessità aumenta, e viceversa se l’hashpower si riduce, con aggiustamenti ogni due settimane.

Queste ricompense continueranno a dimezzare, finché eventualmente si arriverà a zero. Non è in realtà una cosa che ci preoccupa: questo avverrà probabilmente attorno all’anno 2140. A quel punto, se Bitcoin esisterà ancora, l’unico beneficio per i miner sarà la raccolta delle commissioni di transazione -anche se, ovviamente, il codice di Bitcoin potrà essere modificato, se questo incentivo risultasse insufficiente, per migliorare la sua attrattività.

Ad oggi esistono 19 milioni di Bitcoin, anche se, stando a questa ricerca, quasi 4 milioni di questi sono in portafogli dormienti: probabilmente persi per sempre, magari nascosti dietro una password, rimasti in un hard disk inaccessibile o dimenticati. Cos’è Bitcoin? Anche questo.

INFLAZIONE

Bitcoin è un sistema di trasferimento di valore, e in quanto tale, ha una certa inflazione. L’inflazione di una moneta è l’aumento in base annua del totale della moneta in circolazione. Se ad esempio in un dato anno sono in circolazione un totale di 100 euro, e nell’anno successivo ce ne sono 102, l’inflazione è pari al 2%. L’inflazione è la perdita di valore della valuta.

L’esistenza dell’inflazione ha una grande importanza per l’economia, tanto finanziaria quanto reale. L’inflazione corrisponde generalmente a un aumento di prezzi in egual misura, ha una correlazione con il tasso di disoccupazione, ed è correlata con l’aumento di tassi di interesse. Gli economisti contemporanei sono concordi che un’inflazione del 2-3% è desiderabile. Inferiore porterebbe a una stagnazione dell’economia; superiore rischia di innescare un ciclo iperinflattivo, con un deprezzamento fuori controllo della valuta, prezzi in aumento vertiginoso e -ovviamente- conseguenze molto pesanti per la popolazione.

Bitcoin ha un’inflazione costruita al suo interno in modo algoritmico: è la quantità di valuta che viene minata ogni anno. Per l’anno in corso, questo importo è circa equivalente a 328.500 BTC (6,5 BTC ogni dieci minuti). Ciò corrisponde oggi a un’inflazione di circa 1,8%, ma destinata a diminuire: il totale di Bitcoin aumenta a un tasso sempre più basso, e che arriverà a zero per rimanerci nel 2140. L’inflazione di BTC è quindi asintotica a zero.

Nel suo whitepaper, Satoshi non sembra focalizzarsi particolarmente su questo tema: l’inflazione è costruita algoritmicamente all’interno del meccanismo quasi solo incidentalmente. Non ci sono da parte sua osservazioni particolari sul tema; si limita a osservare che un minimo di inflazione crea un incentivo per i minatori ad essere onesti e a comportarsi in modo positivo per la blockchain, anziché in modo ostile.

In tempi più recenti, tuttavia, in molti hanno letto in questa inflazione algoritmicamente definita e decrescente una risposta libertaria alle banche centrali. A partire dalla crisi finanziaria del 2007/2008, infatti, le banche centrali hanno iniziato a intervenire in modo più deciso nell’economia reale dei Paesi. Ad esempio, la Banca Centrale Europea con l’acquisto di titoli di stato e altri asset. La Fed non è stata da meno, intervenendo in maniera massiccia specialmente nel 2020, e decuplicando il suo bilancio negli ultimi 13 anni.

cos'è bitcoin? il bilancio della fed
Fonte: Fed

Bitcoin è quindi da queste persone visto una risposta alle decisioni, interpretate come arbitrarie, delle Banche Centrali. L’intervento delle Banche Centrali nell’economia ha infatti, oltre agli ovvi effetti positivi sull’economia, il rischio di aumento incontrollato dell’inflazione nell’economia reale (aumento dei prezzi).

6. Cos’è Bitcoin? Una valuta?

Continuiamo a discutere di cos’è Bitcoin collegandoci al pensiero su Banca Centrale Europea, e rispondendo alla domanda da un milione di dollari: Bitcoin è una valuta?

Satoshi non utilizza mai la parola currency, valuta, all’interno del suo whitepaper. Sceglie viceversa il termine cash, che si traduce più propriamente con denaro. C’è una differenza abbastanza sostanziale, e non solo semantica. Infatti, una valuta ha tre caratteristiche fondamentali, come riportato dalla Fed:

  • Mezzo di scambio. Una valuta deve essere accettata da tutti, o non è utilizzabile.
  • Unità di misura. Deve essere possibile esprimere un prezzo in una certa quantità di valuta in modo chiaro, come multiplo o come frazione. Ad esempio, una gallina non può essere una valuta, in quanto il suo valore dipende da vari fattori (età, peso, eccetera)
  • Store of value, ovvero la capacità di mantenere un valore relativamente costante nel tempo.

Bitcoin è sicuramente unità di misura, dato che può definire qualunque cosa come multiplo o frazione (satoshi) di 1 BTC. Possiamo inoltre dire che è generalmente un buon mezzo di scambio: pur non essendo accettato da tutti, è possibile utilizzarla per pagamenti su molti siti internet, e le prepagate crypto stanno creando un ponte sempre più stretto con la valuta fiat. Il grosso punto di domanda verte sul terzo punto: BTC ha un valore, espresso in dollari (o euro), che varia molto rapidamente. È possibile considerare valuta un asset il cui valore è così volatile?

Bitcoin è troppo speculativo per essere valuta. (O no?)

Si sono spesi fiumi di inchiostro su questo tema, e questo è il punto fondamentale su cui chi non crede in Bitcoin e blockchain si appoggia: BTC non sarà mai un buon mezzo di pagamento, e di conseguenza non ha futuro. È al limite un asset speculativo.

Non sono pienamente d’accordo. È vero, il suo valore è effettivamente molto variabile. Però ciò non significa che non possa essere usata come mezzo di pagamento. Immaginiamo ad esempio una carta di credito che mi permetta di detenere i miei soldi in euro. Quando devo effettuare un pagamento, la carta converte automaticamente il denaro in BTC, lo invia al venditore, e il suo POS effettua la stessa operazione. In questo modo, nessuno dei due si espone al rischio di variazione del prezzo, e si possono risparmiare le commissioni che il venditore pagherebbe se usassi un circuito di pagamento tradizionale.

Bitcoin è una valuta? No, perché non è in grado di assicurare la costanza del suo valore nel tempo. Però, ciò non significa che non possa essere usata per i pagamenti. E del resto, questa era l’idea principale di Satoshi, o perlomeno quello che io ci leggo nel whitepaper.

In molti affermano che BTC sia concettualmente più simile all’oro: offerta limitata, valore volatile e -secondo alcuni- la possibilità di essere un bene rifugio, ovvero un bene non correlato con il ciclo economico. L’oro, infatti, tende ad aumentare in valore quando i mercati finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di stato) sono in difficoltà.

Per quanto logicamente ciò potrebbe accadere in futuro anche per BTC, ad oggi non si osserva questa correlazione inversa tra BTC e mercati finanziari; viceversa, i due sembrano molto strettamente correlati. Vediamo ad esempio i grafici degli ultimi 5 anni di S&P500 e BTC; per quanto BTC vari in modo più volatile, si vede come i due tendano a muoversi in modo simile.

Tutto, insomma, torna alla domanda base dell’articolo: cos’è Bitcoin? Perché nel definire cos’è Bitcoin, si potrebbe anche capire se e fino a che punto possa essere catturato da definizioni di altri strumenti finanziari.

7. Cos’è Bitcoin? L’utilizzo nella vita reale

Una delle grandi critiche mosse a Bitcoin è che veniva storicamente utilizzato principalmente in ambiti illegali, o perlomeno dubbi. La sua caratteristica di essere difficilmente tracciabile, infatti, lo rende adatto a queste transazioni.

Negli ultimi anni, però, molte società del mondo reale hanno iniziato ad interessarsi all’universo blockchain. Società fintech molto conosciute (possiamo citare Paypal, Skrill, Revolut) iniziano ad offrirlo e a supportarlo, come metodo di pagamento o come investimento.

Le società del mondo crypto iniziano ad affacciarsi in borsa (Coinbase, per citare la più famosa), e i player istituzionali del mondo finanziario -le grandi banche d’investimento- iniziano a essere sempre più esplicite nel loro interesse per questo mondo. Non ultimo, abbiamo visto nella stagione 2021/2022 la quantità di società crypto che sponsorizzano squadre di calcio italiane.

Ma l’utilizzo reale di Bitcoin?

La verità è che ad oggi rimane abbastanza limitato. La conoscenza tecnologica necessaria per acquistare e trasferire BTC è un po’ al di sopra della media della popolazione, specialmente per quanto riguarda i pagamenti in negozi fisici. C’è però, a mio parere, un cambio importante, qualcosa che pochi anni fa sembrava impensabile: le crypto-carte.

Tutto è cominciato nel 2017, quando Crypto.com (allora MCO) ha annunciato il suo piano per creare una carta prepagata che fungesse da ponte tra le valute fiat e le cyptovalute. Era una di una manciata di società che si sono scontrate con le difficoltà legali, e con la pochezza di partner interessati a operare con loro. Le crypto-carte hanno impiegato (molto) più del previsto per diventare realtà, ma oggi esistono una manciata di possibilità, e ne vengono annunciate di nuove ogni mese.

Questo cambiamento è radicale. Potere avere valuta fiat e cryptovaluta nello stesso account, di convertire facilmente tra le due e di effettuare pagamenti senza preoccuparsi della conversione. L’importanza enorme di questo cambio è chiara: per poter raggiungere la massa critica necessaria a un’adozione diffusa, è necessario che sia facile pagare e ricevere pagamenti con cryptovalute.

(Peccato solo che nel 2022 le crypto-carte sembrino un fastidio per queste società, e le offerte vadano peggiorando).

8. Le fork di Bitcoin: BCH, BSV, (…)

Abbiamo detto che la catena di blocchi all’interno di Bitcoin certifica la correttezza delle operazioni. Cosa succede però se qualcuno decide di cambiare qualcosa all’interno della blockchain, ovvero di modificare il funzionamento della blockchain in modo più o meno radicale? Il codice di Bitcoin è in fondo open source, quindi chiunque può modificarlo e proporre una blockchain alternativa a quella originale.

In questo caso, quello che avviene è una fork, ovvero una biforcazione. Le fork sono abbastanza frequenti nel mondo blockchain: sono spesso il modo migliore per correggere un bug o migliorare quello che non funziona. Nella storia di Bitcoin, però, sono avvenute svariate fork con lo scopo di creare una blockchain in competizione con quella originale. Per quanto la maggior parte muoiano rapidamente, alcune sono rimaste in circolazione. Le due più conosciute, Bitcoin Cash e Bitcoin SV, hanno aumentato la dimensione dei blocchi (da 1 MB di Bitcoin), in modo da permettere una maggior quantità di transazioni.

Quando avviene una fork, chi aveva Bitcoin riceve generalmente una uguale quantità del nuovo token. Questo è da molti considerato come ricevere soldi gratis, ma realmente non è così: se il token muore è destinato a valere zero molto rapidamente, se invece vive lo farà a discapito del token originale, che perderà il valore che il nuovo token guadagna. Almeno, questo accade in un mercato razionale.

Bitcoin Cash

Cos’è Bitcoin Cash (BCH)? Una fork di Bitcoin, creata nel 2017 con lo scopo di aumentare la dimensione dei blocchi da 1MB a 8MB (successivamente aumentata a 32MB). Questa fork è stata creata per via di preoccupazioni da parte dei miner sulla capacità di Bitcoin di gestire le transazioni, in un mercato che era in rapida espansione.

Bitcoin SV

Cos’è Bitcoin SV (BSV)? Bitcoin SV è una fork di Bitcoin Cash (a sua volta una fork di Bitcoin), che aumenta la dimensione dei blocchi a 128MB. È stata creata e supportata nel 2018 per aumentare ulteriormente la quantità di transazioni che possono essere supportate (si ipotizza fino a 1000 TPS), e potenzialmente supportare gli smart contracts, ovvero permettere la nascita di un ecosistema di dApps. Il creatore è Craig Wright, che afferma di essere Satoshi, ma è generalmente poco amato dalla community. Dopo un iniziale interesse, infatti, molti exchange centralizzati hanno delistato BSV, per via di preoccupazioni sul personaggio di Wright e secondariamente sulla sicurezza di BSV.

Aumentare la dimensione dei blocchi è infatti un’operazione rischiosa. Espone a rischi di sicurezza, e appesantisce di molto il peso potenziale dei blocchi. La gran parte delle blockchain oggi non cercano di aumentare in questo modo il numero di transazioni per secondo (TPS) possibili. Preferiscono invece pensare a soluzioni Layer2 (ovvero con più blockchain parallele) o a tecnologie differenti dalla Proof-of-Work.

Forse l’esempio più interessante di questa strategia è Ethereum, il cui piano di battaglia è stato spiegato dal suo fondatore in un post che io credo andrebbe letto da tutti.

9. Quali sono le alternative a Bitcoin?

Uno degli errori che in molti fanno è pensare che solo una blockchain vincerà. La realtà, a mio parere, è che esistono filoni all’interno del mondo crypto, e non tutti i token sono in competizione con tutti gli altri. Ad esempio, Ethereum è una blockchain che vuole essere un ecosistema, accogliendo al suo interno dApps -non è nato per effettuare pagamenti o trasferire denaro. Ecco una breve lista di alcune delle alternative a Bitcoin più conosciute.

  • Le stablecoin (USDC, USDT, DAI, BUSD). Le stablecoin sono token che, attraverso vari tipi di metodologia, collegano il loro valore a quello del dollaro -o di un altro asset come l’euro o l’oro. La scommessa di questi token è essere valuta e non solo cash, ovvero che il token vincente sarà in grado di assicurare un valore molto stabile nel tempo.
  • Ripple (XRP). Ripple è un sistema di pagamenti che ambisce a integrare molte valute e cryptovalute, in modo da offrire un ponte a livello mondiale. È supportata da istituzioni finanziarie e bancarie, mentre non è particolarmente amata dal mondo blockchain a causa della sua centralizzazione. Ha avuto in passato problemi con la SEC (la CONSOB degli Stati Uniti).
  • Litecoin (LTC). Nato come clone di Bitcoin, ha modificato alcune caratteristiche della blockchain per ottenere maggior velocità e minori commissioni. Qui l’articolo su Litecoin.
  • Dogecoin (DOGE). Nata come fork di Litecoin (e come meme), è stata abbracciata da parte della community come meme-coin. Non ha un massimo di offerta (e quindi la sua inflazione non è stabilita a priori).
  • Monero (XMR). Monero è nato con la privacy in mente: il suo processo utilizza la crittografia per oscurare gli indirizzi. Ha anche per questo delle commissioni di invio parecchio elevate. Monero è però considerata da molti come la reale alternativa a Bitcoin. Specialmente dai duri e puri della blockchain, che hanno a cuore la privacy. Ecco come funziona Monero.

10. Cos’è Bitcoin? Le commissioni di rete

Uno dei punti più dibattuti di Bitcoin sono le elevate commissioni di rete. Bitcoin ha infatti un numero limitato di transazioni per secondo (7, con la tecnologia attuale). Di conseguenza, più persone vogliono utilizzare il network, più le commissioni aumentano per controbilanciare l’aumento della domanda, e viceversa. Il basso numero di TPS è storicamente una delle critiche più grandi mosse a Bitcoin, e uno dei punti cruciali dello sviluppo blockchain negli ultimi anni.

Le commissioni di rete di Bitcoin sono quindi un importo variabile che viene pagato da chi invia BTC ai miner che confermano la sua transazione.

Le commissioni garantiscono che il numero di transazioni inviate sulla rete Bitcoin sia gestibile, riducendo il rischio di ritardi di ore, e pongono un limite agli hacker. Uno degli hack classici nel mondo crypto è infatti uno spam attack, in cui un attore malevolo invia grandi quantità di transazioni per intasare la blockchain. Se è costretto a pagare una cifra importante per inondare la rete, probabilmente ci penserà di più.

Questo grafico mostra l’andamento delle commissioni nel tempo.

cos'è bitcoin? le commissioni di rete
Fonte: YCharts

Come si può vedere, nei momenti di popolarità di Bitcoin (fine 2017 e metà 2021) si sono raggiunte cifre molto importanti, al di sopra dei $10 per transazione. Viceversa, in tempi meno affollati, le commissioni scendono e si attestano anche sotto a $1.

È importante notare che le commissioni non dipendono dall’importo inviato: per inviare 1 BTC si spende la stessa cifra che si spende per inviare 0,00001 BTC. Questo rende molto conveniente l’utilizzo d Bitcoin per transazioni di importo elevato, mentre pone un grosso limite alle piccole transazioni.

Il fatto che le commissioni siano fisse è una delle caratteristiche storiche delle blockchain, ed è funzione del costo: per un miner, l’importo di una transazione da verificare non ha alcun impatto sulla complessità delle operazioni da effettuare. Al tempo stesso è un problema per i piccoli utilizzatori di cryptovalute. Questo è molto evidente con Ethereum, in cui le operazioni possono essere molto più complesse e raggiungere cifre molto maggiori. Un esempio? L’idea degli exchange decentralizzati è molto affascinante, ma chi può permettersi di spendere $80 in ETH in fees per una singola transazione?

11. Cos’è Bitcoin Lightning Network? Il futuro di Bitcoin

La riduzione delle commissioni è uno dei punti cruciali nel mondo blockchain. Diverse blockchain ci stanno provando utilizzando metodi differenti. Alcuni esempi sono il passaggio alla Proof-of-Stake come metodo di verifica (ad esempio, Ethereum 2.0); la centralizzazione dei validatori (Binance Smart Chain); l’utilizzo di tecnologie differenti (NANO). La risposta di Bitcoin è il Lightning Network.

Cos’è Bitcoin Lightning Network? Consiste nell’effettuare la maggior parte delle transazioni al di fuori della blockchain principale, attraverso un meccanismo di compensazione tra i partecipanti.

Suona difficile ma non lo è. Lo scopo principale è trasportare molte transazioni al di fuori della blockchain, ovvero permettere di effettuarle senza inserirle singolarmente in un blocco. Ma come?

Ipotizziamo che A voglia inviare denaro a B.

  • I due creano un wallet condiviso (di cui ciascuno ha la propria chiave privata) e depositano 1 BTC ciascuno
  • A invia 0.5 BTC a B. Ora, A ha 0,5 BTC e B ha 1,5 BTC. Questa transazione è al di fuori della blockchain, ovvero non richiede commissioni.
  • A e B possono continuare a inviarsi a vicenda BTC, sempre senza pagare commissioni. Pagheranno commissioni solo se decidono di chiudere il canale per ritirare i fondi.

A questo punto, la cosa si complica. Ipotizziamo infatti che A voglia inviare denaro a C.

  • A e C creano un canale (wallet condiviso tra loro due) e si iniziano a scambiare BTC
  • Se B vuole inviare BTC a C, non è necessario che creino un nuovo canale: l’operazione può avvenire indirettamente tra i due canali ora esistenti. B invia BTC ad A sul canale ora esistente tra loro, e A invia BTC a C per lo stesso importo sul loro canale.

È un po’ la teoria dei sette gradi di separazione: tutti noi siamo in grado di inviare una lettera (o BTC) a una persona a caso nel mondo, passando per sei intermediari.

Ecco una rappresentazione grafica di questo processo ripetuto molte volte.

cos'è bitcoin lightning network?
Fonte: Wikipedia. Creato da Kjerish, licenza (CC BY-SA 4.0)

C’è, ovviamente, un tema filosofico dietro allo sviluppo di Bitcoin Lightning Network (che, per ora, è appunto solo sviluppo e beta testing). Infatti, una delle caratteristiche fondamentali di Bitcoin è la tracciabilità eterna e immutabile di ciascuna transazione sulla blockchain. Trasportare una parte (abbastanza importante) di transazioni al di fuori della blockchain rende molto più complesso tracciare in modo univoco un trasferimento.

D’altro canto, la tecnologia di Bitcoin rischia di diventare semplicemente obsoleta. Bitcoin è nato senza potere considerare l’utilizzo che avrebbe avuto. Oggettivamente, è necessario cambiare qualcosa, o sarà semplicemente impossibile utilizzare Bitcoin nella vita di tutti i giorni. Se il network è intasato ora che l’uso di BTC è sporadico, cosa succederebbe se diventasse realmente mainstream?

12. Quali sono i rischi di Bitcoin? Hack, leggi, inquinamento

Ecco cos’è Bitcoin. Da quando è diventato conosciuto al grande pubblico, ha attirato una grande quantità di critiche. La maggior parte viene da persone che non sono interessate a capirne la tecnologia e la visione, e si focalizzano unicamente sul prezzo. Si sente almeno una volta alla settimana l’associazione con la bolla dei tulipani, il fenomeno nato in Olanda nel diciassettesimo secolo per cui i prezzi dei tulipani raggiunsero valori elevatissimi a causa di una bolla speculativa.

Il problema è che focalizzarsi sui prezzi è semplicemente miope. Bisogna domandarsi se la tecnologia dietro a cos’è Bitcoin e alla blockchain in generale sia qualcosa di potenzialmente interessante per il mercato. Poi che valgano un dollaro o un milione non ha tutta questa rilevanza, non ai fini tecnologici.

In mezzo alle tante polemiche ignoranti ci sono però alcune criticità oggettive nel mondo crypto, e in particolare per Bitcoin.

HACK

Il codice sorgente di Bitcoin e delle altre blockchain è piuttosto nuovo, e viene modificato continuamente. È ovviamente sempre possibile che un hacker trovi un exploit, e riesca ad attaccare la rete. Questo succede continuamente, ad esempio, nel mondo della Finanza Decentralizzata.

Satoshi parlava del double spending, ovvero del rischio che qualcuno riesca a spendere due volte gli stessi BTC inviando due transazioni simultanee. Un altro esempio è lo spam attack, in cui un network viene inondato di piccole transazioni, causandone la congestione e potenzialmente il blackout.

Per quanto il rischio hack esista, il più grande pericolo rimane l’essere umano. Chi detiene BTC o altra cryptovaluta deve prestare molta attenzione: evitare siti centralizzati poco affidabili, utilizzare password sicure, prestare attenzione ai computer condivisi, conservare con grande attenzione le frasi di sicurezza quando si utilizzano piattaforme decentralizzate, evitare di inviare token a persone che ci permettono ritorni parabolici, fare attenzione alle email di phishing. La lista è lunga.

Leggi

I Paesi ci hanno messo un po’ di anni a capire il funzionamento dell’universo crypto e cos’è Bitcoin, e poi hanno iniziato a caricare a testa bassa. La paura di azioni legali nei confronti di un filone crypto è storicamente uno dei driver più importanti delle variazioni di prezzo nel breve periodo.

Ci sono le leggi fiscali, che variano e si evolvono progressivamente nei vari Paesi per includere le nuove tipologie di servizio. All’inizio, quando nessuno sapeva cos’è Bitcoin, nessuno chiedeva niente; oggi ovviamente così più non è.

Ma più spaventose del fisco sono le limitazioni ai vari servizi. Negli ultimi mesi abbiamo visto i problemi di Binance in Regno Unito e vari altri Paesi, le limitazioni ai siti di Finanza Centralizzata (in particolare BlockFi) negli Stati Uniti, ban in Cina, limitazioni al mining in vari Paesi, obbligo di KYC. Più recentemente, il caso Tornado Cash, con il creatore che è finito in carcere.

Allo stesso tempo, ci sono le leggi positive per il mondo crypto: alcuni esempi sono l’autorizzazione dell’ETF su Bitcoin e El Salvador che accetta BTC come valuta di Stato.
Ma dove possono arrivare le leggi? C’è realmente il rischio di bloccare o limitare in modo importante le blockchain?

La risposta è quasi impossibile da dare. A mio parere, la decentralizzazione di buona parte del mondo crypto -e certamente di Bitcoin- garantisce una certa tranquillità che un ban completo non sia implementabile. Allo stesso tempo, un blocco creerebbe il panico e impedirebbe l’accesso di nuovi capitali nel mondo crypto.

Per quanto i Paesi abbiano potenzialmente il potere di danneggiare in modo forse irreparabile il lato finanziario della blockchain, hanno realmente l’interesse a farlo?

Disclaimer: il contenuto dell’articolo è un’opinione, e ha unicamente fini informativi. Non intende fornire consulenzia finanziaria di alcun tipo. Consulta un professionista certificato per ottenere consulenza finanziaria.

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