Pump&dump: cos’è e a cosa mira

Comprare un token la sera, svegliarsi la mattina e trovare il prezzo decuplicato. Che sensazione meravigliosa! Quasi un delirio di onnipotenza, ci si sente incapaci di sbagliare. Eppure un evento simile non è legato all’abilità, ma alla fortuna -sfacciata. Probabilmente siamo nella cresta crescente di un pump&dump.

Cos’è un pump&dump? In italiano si potrebbe tradurre come “pompa e sgonfia”, e altro non è che un movimento di prezzo causato volontariamente da uno o più investitori, per ottenerne qualche vantaggio. Fondamentalmente, chi vuole effettuare un movimento pump&dump sceglie un token (o asset in generale) che presenta una capitalizzazione di mercato ridotta e un volume molto basso. Inizia quindi a comprare tutti i token che trova a disposizione. Dato il limitato volume, con un investimento limitato è possibile spingere il prezzo molto in alto, arrivando a duplicare, decuplicare, centuplicare il valore dell’asset sottostante nel giro di poche ore. L’investitore, tendenzialmente, approfitta poi dell’euforia che si crea nel mercato per liberarsi dei token acquistati a un prezzo più elevato, causando un crollo del mercato per ottenere un profitto.

Alcuni esempi di pump&dump

Nel periodo di bolla crypto, i pump&dump erano un evento estremamente frequente. L’euforia del mercato rendeva comprensibile che un token sconosciuto arrivasse in top100, e in molti come pecore seguivano e lo compravano -ovviamente ritrovandosi con un pugno di mosche quanto il pumper dumpava. Si arrivarono a creare gruppi facebook e whatsapp in cui si annunciavano i pump&dump, permettendo in teoria ai partecipanti di avvantaggiarsene. In realtà, ovviamente, l’investitore approfittava dei loro fondi per limitare l’investimento, acquistando il grosso dei token prima dell’annuncio di pump e vendendoli prima dell’annuncio di dump.

Si arrivò in quel periodo a diffondere l’idea che token con valori bassi (non capitalizzazione di mercato, proprio prezzo) e scarsa capitalizzazione, in quanto potenzialmente target più appetibili per un pump&dump. In molti compravano quindi una manciata di token sconosciuti creando immediatamente l’ordine di vendita nel caso il prezzo fosse salito di molto.

Anche l’esplosione del 2020-2021 ha portato az diversi pump&dump, più o meno coordinati. Eccone alcuni esempi (Dogecoin e XRP)

Pump&dump fuori da crypto

Ma cosa rende il mondo crypto particolarmente adatto a operazioni del tipo pump&dump? Più di una caratteristica, a dire il vero:

  • Scarsa rintracciabilità delle operazion. molti exchange, in modo particolare ai tempi, non richiedevano KYC, permettendo quindi a investitori enormi (spesso chiamati whales, balene) di muoversi nell’ombra
  • Mancanza di regolamentazione. Sarebbe molto difficile effettuare un pump&dump di un titolo azionario ad esempio: sono presenti limitazioni ai movimenti, e necessità di dichiarare acquisti di percentuali importanti delle azioni di una compagnia
  • Facilità di acquisto di crypto. Per investire in crypto, è sufficiente crearsi un account e metterci qualche spiccio, senza dover passare per le banche o dover avere un capitale molto importante per poter operare in borsa da soli
  • Bassa capitalizzazione dei token. Effettuare un pump&dump di un’azione di una qualunque impresa quotata in qualche borsa richiede quantomeno qualche centinaio di migliaio di euro; e stiamo ovviamente parlando di imprese piccole. Un token con capitalizzazione di mercato di qualche decina di migliaia di dollari risponderà invece anche a poche centinaia di dollari di acquisto.

Un crimine senza parte lesa?

Una delle domande frequenti in questi casi è se un’operazione formalmente consentita (data l’assenza di regole esplicite del regolatore italiano sul tema in campo crypto) e che teoricamente non arreca danni a nessuno sia da considerarsi etica. Addirittura, se la pump è sufficientemente vigorosa e il mercato inizia a comprare, è possibile che il valore del token non scenda al momento del dump dell’iniziatore del movimento e di conseguenza tutti siano più “ricchi”. A differenza di altre operazioni (abbiamo parlato degli schemi di Ponzi), il pump&dump non è formalmente illegale.

Questa domanda mostra una certa mancanza di comprensione del mondo finanziario. Esiste una quantità limitata di investitori, con una quantità limitata di soldi, che vengono divisi tra i molti progetti esistenti. Un pump&dump, anche qualora non porti danno immediato a chi ha investito nel token, porta la capitalizzazione di mercato a un valore gonfiato, e di conseguenza non sostenibile nel lungo termine.

Inoltre, una pump&dump finisce per catalizzare (ovviamente se ha successo) risorse come detto scarse su un progetto che non ha particolari meriti. Di conseguenza, cosa ne è degli altri progetti che non hanno ricevuto questa spinta verso l’alto? Ovviamente, finiranno per beneficiare di un interesse e di conseguenza di fondi minori.

Infine, come tutti i movimenti speculativi innaturali, un pump&dump ha un effetto negativo sul mercato crypto nel lungo termine. Un investitore che perda parte dei suoi investimenti per via di speculazione altrui sarà meno incline a rimanere nel sistema, e portando fuori i suoi investimenti renderà meno prospero il mondo crypto.

Conclusione: pump & don’t dump

Le pump&dump sembrano un modo facile di fare soldi, facendole oppure approfittando di movimenti al rialzo di monete o asset già posseduti. Ovviamente, tale rialzo è temporaneo, e avrà spesso un effetto decisamente negativo sul token nel lungo termine, e potenzialmente scoraggerà gli investitori a livello sistematico, pur non essendo espressamente illegale.

Un consiglio personale totalmente privo di valore in quanto non sono un consulente finanziario -per favore contatta un consulente finanziario per consigli sui tuoi investimenti e non fidarti di quanto ti può dire uno sconosciuto su internet-, non fare condizionare le tue scelte dai pump&dump. Se un token ti interessa, compralo perché ti interessa. Se ha un’improvvisa impennata, analizza il volume: se è limitato rispetto ad altri token con simile capitalizzazione; nel caso la maggior parte del volume venga da exchange poco conosciuti; se non c’è nessuna notizia positiva che possa aver causato quel rialzo, considera se vale la pena vendere per eventualmente ricomprare in futuro a prezzo più basso. Insomma: cerca di separare il tuo interesse per il progetto dalla valutazione razionale di quanto avvenuto.

Disclaimer: il contenuto dell’articolo è un’opinione, e ha unicamente fini informativi. Non intende fornire consulenzia finanziaria di alcun tipo. Consulta un professionista certificato per ottenere consulenza finanziaria.

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2 thoughts on “Pump&dump: cos’è e a cosa mira

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