Bitgrail: la storia di un crollo crypto. Cosa è successo?

Il mondo delle cryptomonete è vulnerabile a molti tipi di attacchi: hacks, schemi di ponzi, furti puri e semplici. L’ammontare di denaro che è passato e passa per il sistema, a volte aiutato dalle scarse conoscenze di chi crea il sistema stesso, lo rende un target sicuramente più semplice rispetto ai circuiti tradizionali. Uno dei casi più recenti e clamorosi è quello di Bitgrail, un exchange italiano che si dedicava principalmente alla cryptomoneta NANO (precedentemente nota come Raiblocks), in cui un quantitativo ingente di NANO è sparito all’inizio del 2018: $180 milioni al momento dell’annuncio, ma all’ATH sarebbe stato più di mezzo miliardo di dollari.

Cos’è NANO

NANO è una cryptomoneta basata su una struttura definita “block-lattice”, una tecnologia che permette transazioni quasi istantanee e gratuite, risolvendo uno dei problemi fondamentali di Bitcoin e molte altre valute. Francesco Firano, un coder italiano, fu uno dei primi a vedere il potenziale di questa moneta, creando l’exchange Bitgrail.

Il valore di NANO è passato da meno di un centesimo a Marzo 2017 fino a 10 centesimi a Novembre, con una crescita non dissimile da quella di molti altri token. In novembre, tuttavia, il mercato è completamente esplose, arrivando a gennaio 2018 alla cifra impressionante di $35, ovvero 3500 volte più alta di meno di un anno prima, con una capitalizzazione di più di $4,5 miliardi. È vero, eravamo in piena bolla e quel valore non avrebbe retto nemmeno in condizioni normali; il crollo del mercato sarebbe stato particolarmente impietoso con NANO.

Di NANO nel dettaglio ho parlato qui.

bitgrail
Screeshot tratto da coinmarketcap.com

E dove comprare NANO nel 2017?

La particolarità di NANO, però, era che nonostante la sua crescita incredibile nessun exchange permetteva di acquistarlo durante tutto il 2017, con la sola eccezione di Bitgrail. (Ora è presente in molti altri, come ad esempio Binance). Io, come molti altri investitori interessati nella tecnologia di NANO, mi sono dunque visto costretto ad iscrivermi a Bitgrail per poter acquistare qualche euro di NANO. Ricordo bene che mi trovavo in un ostello a Bucarest, negli ultimi giorni dell’anno, controllando spasmodicamente coinmarketcap per trovare un valore sempre più alto; probabilmente l’investimento migliore di tutta la mia vita, essendo entrato attorno ai 2 dollari ed avendo visto un aumento di 15 volte nel giro di giorni.

Come moltissimi altri, non mi sono preoccupato di togliere NANO da Bitgrail. Non era richiesto il KYC nemmeno per il prelievo, non esisteva nessun altro exchange dove mandarli, e non mi andava di aprirmi un wallet. Come moltissimi altri, mi fidavo di Bitgrail e degli exchange in generale. Francesco Firano, il creatore di Bitgrail, lavorava congiuntamente con il team di NANO, ed era evidente la fiducia reciproca. Sembrava che tutti stessero andando nella stessa direzione.

I problemi di Bitgrail

I primi problemi emersero a gennaio 2018. Due grandi exchange introdussero NANO: Kucoin il 5 gennaio, e Binance pochi giorni dopo annunciò che avrebbe fatto lo stesso. Bitgrail dichiarò improvvisamente che avrebbe introdotto KYC obbligatorio per potere ritirare NANO; il KYC era del resto richiesto dalle leggi italiane, e arrivato a quelle dimensioni non poteva più fare finta di niente. In molti si lamentarono, soprattutto perché il processo di approvazione sembrava infinito, e nessuno riusciva a prelevare. In retrospettiva: Firano aveva probabilmente intuito che tutti avrebbero ritirato i loro token per inviarli su Kucoin o Binance, di cui si fidavano di più, e ha voluto o dovuto creare un ostacolo aggiuntivo. Non era peraltro chiaro se sarebbe stato possibile effettuare il KYC per gli utenti non europei; in molti chiusero l’account e richiesero il pagamento in Bitcoin, come esplicitamente permesso dalla policy del sito.

Il prezzo di NANO cominciò a crollare su Bitgrail, raggiungendo cifre del 20% inferiore a quelle di altri siti, probabilmente perché gli utenti confermati avevano potuto iniziare operazioni di arbitraggio tra Bitgrail e Kucoin. Bitgrail bloccò completamente le attività e non permise scambio di cryptomonete a nessun utente.

La fine di Bitgrail

Il giorno 9 Febbraio, il team NANO e Bitgrail comunicarono congiuntamente l’insolvenza dell’exchange. In una chat condivisa senza l’autorizzazione di Firano, si intuiva come Bitgrail aveva nei suoi wallet solo 4 milioni di NANO, contro i 19 che avrebbe dovuto avere. Firano notò alcune transazioni poco chiare e attribuì immediatamente l’ammanco a problemi del codice di NANO, suggerendo un’hard fork per rimborsare gli utenti -un opzione estremamente complessa, anche data la natura di NANO. Il team prese finalmente le distanze da Firano, annunciando:

We now have sufficient reason to believe that Firano has been misleading the Nano Core Team and the community regarding the solvency of the BitGrail exchange for a significant period of time.”

Abbiamo ora ragione sufficiente per credere che Firano ha ingannato il team di NANO e la community riguardo la solvibilità di Bitgrail per un periodo di tempo significativo

La battaglia dialettica tra Firano e il team NANO è continuata per diversi giorni, in una telenovela fatta di continue attribuzioni di colpa all’altra parte e di scarsa chiarezza. Firano è arrivato a chiedere su Twitter quale strada seguire

La class action contro Bitgrail

Alcuni utenti di Bitgrail hanno iniziato una class action contro Firano, portandolo davanti al giudice. Il sole 24 ore riporta che gli ammanchi risalgono al maggio 2017, suggerendo quantomeno una scarsa attenzione da parte dell’exchange come concausa del problema. Ovviamente in molti ritengono che l’errore non sia stato fatto in buonafede, e l’attitudine generalmente molto arrogante di Firano non ha sicuramente aiutato la sua popolarità.

La mia opinione personale è che Firano si sia trovato nel mezzo di una vicenda troppo grande per lui. Quando ha scommesso su NANO, nessuno o quasi sapeva cosa fosse, né era possibile aspettarsi una simile esplosione. Qualche errore nella programmazione potrebbe avere creato un ammanco di NANO, molto piccolo ai tempi dell’accaduto ma trasformatosi in incolmabile quando il prezzo ha raggiunto livelli così elevati. Alcuni utenti, prima del Febbraio 2018, avevano evidenziato come in alcuni casi dei depositi erano stati accreditati due volte. Firano ha sempre dichiarato con forza che i problemi erano avvenuti unicamente con NANO, ma è difficile confermare o smentire questa dichiarazione.

Il rimborso

Personalmente, non ho aderito alla class action. Avevo sulla piattaforma solo una quindicina di NANO, il cui valore era ormai di poche decine di euro. Avrei dovuto fare carte bollate, perdere tempo, per una sentenza che anche fosse arrivata avrebbe rimborsato solo una parte dei token spariti. Ho optato per ricomprarli (questa volta su Binance!) e archiviare Bitgrail come la prima volta che ho perso soldi nel mondo crypto, avendo evitato la vicenda Bitconnect. Sempre il Sole evidenzia come siano stati sequestrati circa 2500 Bitcoin e 5 milioni di euro; tuttavia sottolinea anche come la restituzione a coloro che hanno intentato la class action sia complessa, anche per i buchi normativi riguardo la natura di Bitcoin.

Conclusione: cosa insegna la vicenda Bitgrail

Questa vicenda mostra una volta di più la rischiosità di investire in cryptomonete, ed evidenzia come questo non sia per tutti. Alcuni utenti hanno perso un controvalore di migliaia di euro, e probabilmente molti capelli. Io faccio buon viso a cattivo gioco: avevo investito poche decine di euro, e sono già pelato, per cui ho evitato entrambi i problemi. Ad ogni modo, ancora una volta: è fondamentale prestare estrema attenzione prima di investire in cryptomonete, tenendo a mente che ci sono moltissimi problemi potenziali che possono affossare il valore del proprio capitale. Tante (troppe?) cose possono andare storte, e lasciare il malcapitato investitore con un pugno di mosche.

E per chi investe, o per altre ragioni detiene token: occhio a dove li lasciamo. Scegliamo piattaforme sicure, possibilmente decentralizzate o quantomeno con una reputazione a prova di bomba. Dopo questa vicenda, Per NANO io ho scelto Natrium.

Se interessato a vedere qualche exchange più sicuro? Qui trovi una lista una lista.

Vi lascio con uno screenshot dell’account di Firano che in retrospettiva era quantomeno sinistro:

bitgrail

5 commenti su “Bitgrail: la storia di un crollo crypto. Cosa è successo?”

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